Perché in situazioni di stress l’uomo tace (o attacca) e la donna parla o piange.

Il cervello maschile e quello femminile sono diversi, oramai le neuroscienze confermano quello che molti noi intuivano o scoprivano nelle interazioni ‘sul campo’. Certo, ci sono differenze ambientali e sociali, molte delle quali risalgono a tempi antichissimi, quando gli uomini uscivano in piccoli gruppi (silenziosi, per non farsi notare dalle prede) e le donne restavano nel clan per accudire, connettere, consolare e comunicare.

Le loro aree cerebrali, le connessioni e i meccanismi di attivazione di scelte e comportamenti si sono specializzati e differenziati nelle diverse epoche e oggi portano il cervello della donna ad avere dieci volte più connessioni (soprattutto trasversali), una migliore comunicazione fra i due emisferi cerebrali, una maggiore flessibilità e dinamismo delle sinapsi che facilitano l’interscambio, quasi alla pari, fra pensiero analitico e pensiero intuitivo; una modalità di funzionamento più globale di quello maschile.

Gli uomini, invece, generalmente utilizzano un solo emisfero alla volta e anche per questo tendono generalmente a privilegiare schemi mentali più rigidi.

Ho già trattato in un post di anni fa della capacità multitasking delle donne (http://consulenzeingrafologia.it/femminile-multitasking-i-uno-spunto/?fbclid=IwAR083QOv8Qow4tKZagN7H_uAftSrhDF_U0qGQLWcnEVBJS7MaylDf00IYbs), oggi le neuroscienze descrivono dettagliatamente il perché di queste differenze fra i generi.

Non è questione di grandezza del cervello o numero di neuroni (dati che vedrebbero il sesso femminile in svantaggio, come avviene per la massa o la forza muscolare), ma di maggior numero di connessioni cerebrali presenti nel cervello femminile, una maggiore densità neuronale in specifiche (e differenti) aree cerebrali così come una loro diversa attivazione privilegiata, come ad esempio quella del linguaggio.

L’amigdala, ad esempio, una delle aree più antiche del cervello, nelle donne funziona in modo diverso che nell’uomo. Quest’area, considerata custode dell’emotività, nella donna si attiva in presenza di questo tipo di circostanze e sfumature, mentre nell’uomo è maggiormente reattiva a paura, rabbia, aggressività.

Anche la zona cerebrale legata alla memoria, l’ ippocampo, nelle donne è più grande e permette a noi signore di ricordare di più e con maggiori dettagli ciò che ci è accaduto, in particolar modo le esperienze di natura emotiva e di esprimerle con maggiore verbosità di quanto non faccia l’uomo e questo in virtù della presenza di maggiori connessioni alle funzioni verbali nel cervello femminile.

Di fronte a una situazione di stress, il cervello della donna attiva il sistema limbico, legato all’emotività, per cui ci è più facile  piangere, parlare o chiuderci in noi stesse, mentre l’uomo, in situazioni simili, attiva la corteccia prefrontale, che lo porta a pronte reazioni fisiche e può spingerlo rapidamente allo scontro. Strutturalmente e culturalmente l’uomo agisce meccanismi più competitivi della donna, che ancestralmente ha sviluppato maggiormente funzioni di dialogo, mediazione, consolazione.

Questo spiegherebbe le diversità e in parte le difficoltà comunicative fra i due sessi che, se esasperate e non mediate da educazione e considerazioni di ordine quantomeno etico, dalla coscienza morale e la consapevolezza delle norme sociali, possono portare a scontri irreparabili.

Tuttavia tali diversità, non a caso stimolate nei maschi e nelle femmine anche da diversi ‘dosaggi’ ormonali già in epoca fetale, sono alla base anche dell’attrazione (per certi aspetti misteriosa) fra questi due diversi e complementari modi di affrontare molti aspetti della vita, sia intima-personale che sociale-collettiva.

In ogni uomo c’è un cacciatore che provvede alla comunità con il cibo e in ogni donna c’è una riproduttrice che segue e cura la prole; uomo e donna ancora proteggono e si prendono cura del loro clan seguendo specifiche tracce, originate milioni di anni fa, e che da milioni di anni hanno strutturato in loro profonde diversità nei meccanismi cerebrali.

Forse le nuove dinamiche sociali porteranno ad ulteriori variazioni di queste strutture sia nell’uomo che nella donna, ma le mutazioni biologiche, fisiologiche, strutturali e psicologiche saranno lente.

(to be continued)