Il Brutto anatroccolo…con l’animo da cigno bianco.

Non ricordo quando ho incontrato per la prima volta le fiabe di Andersen, ma ricordo che lo amavo già quando per una festa della Befana mi fu regalata una bellissima raccolta, stupendamente illustrata, che mia madre mi fece trovare appoggiata alla cappa dei fornelli di cucina, avevo non più di otto anni. Era un regalo desiderato, quindi il mio amore per la prosa, le trame, i personaggi di Andersen doveva datare da prima, fatto che oggi rappresenta per me un vanto.

Ho ‘incontrato’ l’Anderen uomo, la sua storia, la sua città, il piccolo museo con i suoi strani oggetti, solo molto tempo dopo, ma avevo già avuto la sua grafia per le mani e un altro libro, la raccolta dei suoi collage e découpage.

Hans Christian Andersen nasce a Odense, in Danimarca, nel 1805. E’ un bambino povero, già orfano a undici anni, fugge di casa a quattordici allaricerca di un successo letterario, perché già affascinato dal mondo dei racconti e del teatro. È un modo per riaffermare la propria personalità di fronte agli altri. Sebbene il testo sia breve, ci mostra un gran numero di corridoi che indicano paure di ogni tipo. Si sentiva davvero un vero brutto anatroccolo, come vediamo nel suo autoritratto della figura inferiore. Il corpo centrale della scrittura è così piccolo da tenerlo a bada moltevolte in quest’area.

Lucida e organizzata l’intelligenza di Hans Christian Andersen, fertile e introversa (buona organizzazione degli spazi, fluida, piccola, altamente personalizzata), ricca di originalità (piccole disuguaglianze, semplificata, chiaro-scuri). Arricchita da una vivida immaginazione (Pendente e tratti rigonfi), mossa da una palpabile inquietudine interiore……che tuttavia riesce a gestire e canalizzare nei delicati racconti, così ricchi di sfumature psicologiche, mutuate dalla personale esperienza di costante percezione del pericolo e le esperienze personali di emarginazione affettiva. Il rigo è ben condotto e tenuto, il che indica il bisogno di contatto diretto con la realtà, anche nell’ambito delle creazioni letterarie.

La sua fama si fonda però sugli oltre 150 racconti per l’infanzia, che
appartengono ai classici della letteratura mondiale.
Andersen esprimere mirabilmente le emozioni più sottili e le idee più fini attraverso un uso equilibrato del linguaggio corrente e delle espressioni popolari, passando senza difficoltà dalla poesia all’ironia, dalla farsa alla tragedia, dal quotidiano al meraviglioso.
La sua opera appare innovativa non solo nello stile ma anche nei contenuti: Andersen usa un linguaggio quotidiano ed esprime nelle sue fiabe pensieri e sentimenti fino ad allora ritenuti estranei al mondo e tantomenoalla comprensione di un bambino, attraverso le vicende di re e regine,
storici o leggendari, ma anche di animali, piante, creature magiche e
persino di oggetti.
Alcuni fra i suoi titoli più noti sono: La regina delle nevi, Il brutto anatroccolo, Scarpette rosse, La Sirenetta, I vestiti nuovi dell’imperatore, La piccola fiammiferaia, Il soldatino di piombo. 
Le fiabe di Andersen sono state tradotte in tutte le lingue e hanno ispirato innumerevoli opere teatrali, balletti, film, opere d’arte figurativa. La gestione omogenea dei principali parametri grafici garantisce unità della personalità e fedeltà a sé stesso; il margine sinistro, senza rigidità e ben tenuto, conferma un’indole responsabile e un buon senso del dovere che, vista la natura introversa di fondo, dice più autodisciplina e convinta buona condotta etica, che adesione ai modelli sociali esterni dai quali si distacca per originalità di pensiero e una certa ritrosia nei confronti del mondo esterno, riservato com’è nelle proprie opinioni, che spesso finiscono per isolarlo. Trincerato in sé stesso, Andersen spesso vive nei propri sogni, in un mondo tutto suo, popolato delle sue creazioni letterarie, dei personaggi grotteschi dei suoi ‘découpage’, dei personaggi variopinti del mondo dello spettacolo che, fatalmente, lo affascina e lo allontana.

L’emotività risulta essere allagante, per quanto già visto e per la presenza di Aperture a capo delle lettere ovali (a ed o) che lo espongono a smarrimenti affettivi e fantastici in cui si perde e che restano, facilmente, unilaterali.  Indici di ritrosia, timidezza e timore (Piccola, gesti sinistroidi, Lieve) dell’intero impianto scrittorio tendono spesso ad isolarlo.

Curioso, grande viaggiatore, amante dell’Italia e delle sue numerose suggestioni, Andersen porta sempre con sé sul bagaglio (un baule) una grande corda da utilizzare in caso di incendio.

Forte il suo senso estetico, dato dalla grafia piccola, sobria e semplice, chiara, armonica nel testo così come nella firma, con vibranti, piccole disuguaglianze e quei tratti rigonfi in alcune asteggiate e maiuscole, che non ne diminuiscono l’eleganza (la grafia risale pur sempre al XIX sec.) né ne riducono l’ampio campo di coscienza, ma rivendicano casomai un po’ più di attenzione al brutto anatroccolo che sospetta (almeno) di nascondere in sé un bel cigno bianco.


Hans Christian Andersen è dislessico, come Ludwig Van Beethoven, lo scrittore, giornalista, saggista, critico letterario e fotografo francese Emile Zola, il celebre scienziato Nikola Tesla, il fisico e inventore italiano Guglielmo Marconi, il biologo e naturalista britannico Charles Darwin. E poi ancora Napoleone Bonaparte, John Fitzgerald Kennedy, Albert Einstein, Leonardo Da Vinci e Pablo Picasso.