Dove guarda il grafologo per trovare i segni dell’intelligenza (III/III)

(segue da post I e II)

Nella rapidità scrittoria (segni Modificanti):

Sotto grafia veloce del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir (1841 – 1919). La velocità da sola non vuol dire sempre intelligenza ‘superiore’. Ci sono intelligenze ponderate davvero molto ‘efficaci’, che è poi ciò che conta.

Grafia Dinamica, Moretti ne dice: “… la sua mente lavora sempre, il suo riposo consiste nel cambiare attività. Questo cambiamento lo ricrea”

Sotto, altro esempio (oltre a Dinamica c’è Slanciata, evidenziata dalle sottolineature, rapidità nell’ideare e nel comunicare):

Una grafia veloce, ma omogenea, ben ritmata, non disgregata nelle forme, nei ritmi e nelle inclinazioni, è sempre indice di una buona intelligenza. Per scrivere veloce, restando leggibili, occorre una buona coordinazione mentale e motoria. Anche i segni di personalizzazione, quelli cioè che allontanano in modo personale e gradevole da modello scolastico, come la grafia combinata, semplificata, che si è spogliata cioè di molti ‘accessori’ è un buon indice di intelletto fine, personalizzazione, senso estetico:

 

 

 

Sopra: firma molto semplificata del vignettista Giorgio Forattini.

Nella valutazione della Triplice larghezza (insieme di ‘indici’ definiti solo da Moretti), cioè il rapporto fra Largo di lettere (ampiezza della comprensione), Largo fra lettere (generosità intellettiva), Largo fra parole (velocità dei tempi di reazione, capacità elaborative del pensiero), vedi Glossario.

Sotto la grafia con Triplice larghezza equilibrata di Isaac Newton, lo stesso dicasi per Cavour (vedi più sopra).

Vedi più sopra la grafia di Brigitte Bardot, in cui Largo di lettere (istanze esagerate dell’Io) è predominante su Largo tra lettere (generosità intellettiva, lo spazio che si lascia agli altri, all’ascolto) e tra parole (obiettività dell’intelligenza, troppo rapidi tempi di reazione).

Se il Largo fra parole è troppo stretto, si ha sì immediatezza nel colpo d’occhio, ma si tende a stringere troppo i tempi di reazione, senza opportuna riflessione. Se quindi questo segno aiuta un’intelligenza di tipo ‘spaziale’, è forse deleterio dal punto di vista della cooperazione e del lavoro di gruppo.

Se prevale un eccessivo Largo tra parole (regolazione dei tempi di reazione, ragionamento, doti elaborative del pensiero, controllo sull’impulsività) si ha troppa ipercritica, perfezionismo, ma anche buon occhio ‘spaziale’:

 

Altra grafia con elevato Largo tra parole:

 

 

 

 

 

 

 

La grafia Ponderata, segno complesso, porta in sé la Triplice larghezza equilibrata (vedi Glossario), “quella calma che ha bisogno di un certo sforzo per mantenersi tale, che, cioè, misura e sa valutare le diverse difficoltà al raggiungimento di un fine e si pone ad eliminarle con pacatezza ad una ad una, fino ad averle tutte allontanate” , un esempio di pacatezza, non floscia, non ‘pigra’ e una bella disposizione all’intelligenza pur senza eccessivi ‘guizzi’. Giacomo Leopardi:

Nella chiarezza o meno dello scritto ci parla dell’abilità (o meno) a differenziare, discernere, ‘governare’ i propri istinti. Si riconsiderino le grafie prodotte: quali sono chiare (persino nitide) e quali oscure (o addirittura aggrovigliate e/ o confuse)? (vedi Glossario)

Nella continuità grafica, se cioè tra lettera e lettera prevale Staccata (analisi, spezzettamento del ragionamento):

Sopra: grafia Piccola e Staccata di Giuseppe Mazzini.

Occorre inoltre valutare se e quale dei diversi tipi di legamenti sono presenti; lunghi o corti, tonici o rigidi o flosci, a ghirlanda o ad arco.

Sotto: 1- grafia Attaccata (sintesi, consequenzialità dei processi logici) con legamenti corti;

2- grafia Attaccata con legamenti lunghi (in entrambi i casi a ghirlanda):

Nella tenuta del rigo: la quale a sua volta può essere buona, ma in contesto tonico-elastico e dinamico:

oppure rigido (certamente la mente non è brillante, ma cerca rassicurazioni nella ripetizione):

o ancora troppo floscio, che genera cioè Discendente (insufficienza della tenuta psicofisica, stanchezza e/0 pessimismo, dipende):

Naturalmente lo studio dell’intelligenza attraverso la scrittura non può avvenire in modo così ‘parcellizzato’, quelle che ho proposto sopra sono sono delle esemplificazioni per un lettore curioso.

Il grafologo dovrà indviduare le dominanti grafiche di una scrittura e, in base a quelle, valutare le competenze sia intellettive che affettive dello scrivente, avrete già capito che si tratta di un lavoro complesso!

E dunque?

La grafologia evidenzia le tendenze intellettive di chi scrive, espresse o ‘impresse’ nel gesto grafico. Non sempre però può essere visto o detto tutto né sull’intelligenza, né sulla personalità di chi scrive (le due cose vanno a braccetto). Si tratta però di casi limite, complessi, in cui l’organizzazione mentale ha preso delle strade personali così sovrapposte che non sempre è possibile rilevare.

Difficile, ad esempio ‘prevedere’ la genialità del musicista Ludwig van Beethoven (1770-1827) in questo campione di scrittura:

 

La grafia di Beethoven mostra segni di ambivalenza, disordine e squilibrio: Aggrovigliata, Confusa, Disordinata, Gettata via, Impaziente, Non omogenea nell’inclinazione. Andamento frenetico, impetuoso, fortemente segnato dall’impressionabilità: Gettata via, Impaziente, Angoli A, Dinamica, Ascendente, Intozzata II modo, Confusa, Disordinata.

Ascendente, Disordinata, Disuguale metodico in grafia molto rapida sono perturbanti (l’analisi non si riferisce al solo campione di grafia inserito).

I SEGNI DELL’ INTELLIGENZA SECONDO p. MORETTI

Anche se su questo blog le grafie riprodotte sono ‘immagini’ di riferimento esemplificative; una seria analisi grafologica deve tener conto di più scritti, redatti in momenti diversi della vita della persona, in circostanze diverse (una lettera familiare o privata non rispetta gli stessi ‘canoni’ di un atto ufficiale o commerciale), delle possibili condizioni di relax o di stress o di malattia. Una brutta copia talvolta è ‘vergata’ con un tratto e un gesto grafico molto diversi dalla relativa bella copia, soprattutto se si tratta di un testamento o altro documento ‘solenne’.

Ne parleremo ancora!