Grafologia nell’identità di genere.

Virgina WoolfE’ solo a Talland House, la bella villa di famiglia in Cornovaglia di fronte al mare dove da bimba giocava con i fratelli, che Virginia Woolf trova un po’ di serenità e pace.

Qui la luce è diversa rispetto a tutta l’Inghilterra: sono queste le scogliere dalle tonalità gialle e viola negli acquerelli di William Turner.

Quando quella casa verrà venduta il disagio esistenziale di Virginia si è già manifestato da tempo. Gravi lutti, elaborati nella scrittura, hanno lasciato spazio ad una depressione profonda, ad un dolore di vivere e ad una riflessione disperata sulla condizione umana.

“La vita è come una sottile striscia di terra sospesa sopra l’abisso” (Virginia Woolf)

Il pensiero è penetrante e incredibilmente originale, possiede una sensibilità fine al limite della sensitività, tuttavia manca di calma, piena di slancio e passione creativa che sintetizza in opinioni stringate e atteggiamenti con pochi fronzoli, tutte qualità che si pagano ancora oggi molto care, ma soprattutto se si nasce donna e a fine ‘800. La sua grafia presenta forte Disuguale metodico, Dinamica, Slanciata, Fluida, ma anche Parca, un po’ Minuta e Oscura, molto Largo tra parole (per la definizione degli indici grafologici si veda il Glossario); molti tratti veramente complessi da vivere essendo donna.

Fra le prime, Virginia comprende e descrive le inibizioni che bloccano le donne in una società di impronta fortemente maschile. Nel 1938 lancia un appello alle donne, da sempre escluse dalle vicende pubbliche, ad una presa di coscienza di se stesse, del proprio rapporto con gli uomini e con tutti i diversi aspetti del vivere sociale. Ha lo spirito del condottiero.

Sostiene che in ogni momento e aspetto dell’esistenza la differenza sessuale pesa:
“Pensare, dobbiamo pensare. In ufficio; sull’autobus; mentre tra la folla osserviamo l’Incoronazione e l’investitura del sindaco di Londra; mentre passiamo accanto al Monumento ai Caduti; mentre percorriamo Whitehall; mentre sediamo nella tribuna riservata al pubblico della Camera dei Comuni; nei tribunali; ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali. Non dobbiamo mai smettere di pensare: che “civiltà” è questa in cui ci troviamo a vivere? Cosa significano queste cerimonie e perché dovremmo prendervi parte? Cosa sono queste professioni, e perché dovremmo diventare ricche esercitandole? Dove, in breve, ci conduce il corteo degli uomini colti?” (Le tre ghinee).

Il suo lato passionale la spinge a lottare per la causa femminile ma la sua vita è una continua alternanza, una specie di dilemma interno tra il sentirsi sull’orlo dell’abisso e sul fronte di una battaglia e non riuscire a capire quale delle due è Virginia. Come in “Orlando” vive anche una sorta di alternanza di genere.

I suoi sentimenti sono profondi e delicati (Larga di lettere e Filiforme), ma si mescolano con un senso di disagio nella sua pelle. Così come vive con il marito Leonard, ma rimane come isolata. Ama l’amica Vita Sackville West e sublima nello scrivere la passionalità sentimentale in una sorta di freddezza che arde, ma non si scioglie. Queste sono le sue contraddizioni.

Ha paura del suo lato oscuro, della malattia, dell’essere ‘sensitiva’ e si fiacca nel grande spreco energetico di contrastarne le manifestazioni (Filiforme con Intozzata II modo).

Virginia Woolf e il devoto marito.

Insoddisfatta, con un’esigenza critica sempre al rialzo (Larga tra parole), specie nei propri confronti, è una donna nient’affatto serena, anzi perturbata (il Tratto è molto ‘sporco’, per via delle scariche di Intozzata II modo, non sostiene il forte dinamismo e gli slanci).

Il marito, sposato quando ella aveva 30 anni, l’ha voluta tenacemente nonostante i rifiuti di lei; è stato un amico e un protettore, un ‘contenitore’ di grande supporto ed ha sicuramente avuto pazienza per due, con una donna tanto geniale e tormentata, creativa e dispersiva, non pratica, così poco ‘muliebre’ e scarsamente attratta dalle manifestazioni di intimità (Intozzata II Modo, Larga tra parole, Minuta e anche Fluida).

“La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore”

Virginia scrive fra le onde della sua psicosi, nei momenti di silenzio delle voci che ode e che la spaventano. Procede per fili annodati e ripresi qua e là, segue l’urgenza creativa delle sue intuizioni insieme liriche e psicologiche, non indaga. A momenti si adombra e si stanca, si disperde molto, spreca energie e allora vacilla, perde sicurezza e crolla in crisi di scoramento dimenticando il suo valore, il fatto di essere speciale nel pensiero e nelle intuizioni; si avviluppa in una eccessiva autocritica e bascula nell’indecisione senza riuscire a concludere.

Schiva, riservata, forse consapevole del suo valore, ma modesta (Minuta), Virginia rifiuta varie onorificenze; segue il suo pensiero originale e creativo (Dinamica e Disuguale Metodico) e ‘rumina’ il materiale per continuare a dar vita ai suoi scritti (Larga tra parole).

virgina
Nel 1941 la malattia mentale peggiora e getta Virginia definitivamente nello sconforto: decide di morire e non è la prima volta. Leonard Woolf aveva notato i primi sintomi di disturbi mentali il 25 gennaio, giorno del suo compleanno, quando dalla iniziale soddisfazione per il lavoro ultimato passa alla ferma convinzione di un sicuro fiasco. Il 28 marzo esce di casa, raccoglie una grossa pietra, la mette in tasca e scende al fiume, abbandonandosi alle sue gelide acque, certamente una decisione non presa precipitosamente, ma lungamente ‘meditata’ (forte Largo fra parole).

Disse: “La vita é un sogno dal quale ci si sveglia morendo.”

Virginia Woolf, nei Fiori

Scleranthus: “Coloro che soffrono molto per la propria incapacità di decidere tra due cose, propendendo prima per l’una e poi per l’altra. Sono persone generalmente taciturne, che sopportano da sole le proprie difficoltà e non amano discuterne con gli altri.”
Star of Bethlehem “Per coloro che sono in grande pena per accadimenti che li fanno soffrire ancora. Il trauma causato da brutte notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento dopo un incidente e così via.

Questo rimedio porta conforto a chi, per un certo periodo, non trova consolazione.”

Sweet Chestnut: “Per quei momenti in cui l’angoscia è così grande da sembrare insopportabile. Quando la mente o il corpo sentono di essere arrivati al limite della sopportazione e stanno per cedere. Quando sembra che non resti altro che distruzione e annientamento da affrontare.”
Gorse “Per i casi di grande disperazione, per chi non crede più che si possa ancora fare qualcosa per loro. Se gli altri insistono o per far loro piacere si sottopongono a nuove cure, ma sostenendo che ci sono ben poche possibilità di miglioramento.”

Vervain: “Per coloro che hanno principi e idee ben precise, sono convinti siano giuste e molto raramente le rivedono. Essi hanno un grande desiderio di convertire tutti al loro modo di vedere la vita. Quando sono convinti delle cose che vorrebbero insegnare hanno una grande forza di volontà e coraggio. Nella malattia continuano a lottare a lungo, laddove altri si sarebbero già arresi.”
nuove cure, ma sostenendo che ci sono ben poche speranze di miglioramento.

Cherry Plum: “Paura di avere la mente sovraffaticata, di perdere la ragione, di fare cose spaventose e terribili che non si vogliono fare e che si sa che sono sbagliate, ma che tuttavia tornano alla mente con l’impulso di farle.”
Rock Water “Coloro che sono molto rigidi nel proprio modo di vivere. Essi si negano molte gioie e piaceri della vita perché ritengono che questi potrebbero interferire con il loro lavoro. Sono dei severi maestri di loro stessi. Vogliono essere sani, forti, attivi e fanno qualunque cosa ritengano li possa mantenere così. Essi sperano che il loro esempio inciterà gli altri ad adottare le loro stesse idee per poter essere conseguentemente migliori.”

in collaborazione con: http://www.360gradifioridibach.com/

 

Le grafie prodotte per illustrare il post non sono necessariamente quelle utilizzate per la misurazione dei segni della stessa grafia.