Giuseppe Verdi (1813-1901): focoso, schivo, riservato, ma integerrimo e generoso.

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A duecento anni dalla nascita del grande musicista emiliano: VIVA VERDI!

La grafia di Verdi esprime , nel calibro piccolo, l’assenza di ricci, l’andamento stentato e la grande paraffa che avvolge la firma, la tendenza alla riservatezza del Maestro. Poco loquace, uomo più pratico che ciarliero, scontroso ed irascibile, Verdi ha come protetto la propria intimità e ‘covato’ il suo genio creativo che certamente doveva trovare nella musica la sua massima espressione, avendo la combinazione dei segni Disuguale metodico del calibro e Scattante (in presenza di Calibro piccolo, Moretti lo avrebbe descritto come ‘talento musicale lirico’, più che ‘drammatico’, che ha invece lettere grandi).

Somaticamente i segni descritti rivelano occhio vivace, andatura saltellante e irregolare, ma impettita, ossatura angolosa, nervi e muscoli tesi.

Parco in tutto, Verdi non poteva non invecchiare con il fisico asciutto che vediamo fin nei suoi ritratti senili, anche se sappiamo che amasse la buona cucina e i prodotti dell’Emilia, la sua prosperosa terra d’origine che avrà utilizzato con raffinata misura.

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Il tratto è ricco di chiaroscuri, condotto con decisione e ritmo quasi febbrile, le lettere piccole disegnano profili agili e non invadenti sul foglio. Gli accenti sono decisi. Il carattere è turbolento, impetuoso ed irascibile, impaziente e talvolta un po’ intrattabile.

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Le tendenze espresse nella grafia di Giuseppe Verdi sono quelle del continuo fermento interiore. Certamente anche fermento creativo. Disuguale metodico e Scattante, con lettere piccole, danno quello che Moretti definiva ‘talento musicale di tipo lirico’ (‘drammatico’, invece, quello in presenza di lettere grandi).

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Somaticamente, tutto in questa grafia parla di tensione; muscolare, nervosa, dello sguardo, che è fermo, l’incesso un po’ a scatti, ma allo stesso tempo come se cercasse la sua via…..la postura impettita. I gesti e la parola rapidi, talvolta recisi, ma non brutali. L’indole di fondo è infatti buona e generosa (Curva, Largo di lettere e tra lettere), ma che esprime in modo contenuto il sentimento (Parca, Austera).

La tenuta del rigo è salda, con un po’ di Ascendete, a testimoniare slancio, fiducia nei propri mezzi e anche la spinta all’autoriforma, a migliorare sé stesso e allo stesso tempo tenuta di fronte alle difficoltà (Mantiene il rigo).

Tutto in questa grafia parla di tensione; muscolare, nervosa, dello sguardo, che è fermo, l’incesso un po’ a scatti, ma allo stesso tempo come se cercasse la sua via…..la postura impettita. I gesti e la parola rapidi, talvolta recisi, ma non brutali. L’indole di fondo è infatti buona e generosa (Curva, Largo di lettere e tra lettere), ma che esprime in modo contenuto il sentimento.

Per la presenza dei segni Stentata, Contorta, Recisa, con pressione Intozzata (vedi per tutti gli indici il Glossario), sappiamo che Verdi non doveva essere facile da trattare, tuttavia la serietà, la chiarezza, la sincerità, il senso di responsabilità e la rettitudine che la grafia evidenzia fanno comprendere come Verdi abbia goduto di grande stima, sostegno e lunghi affetti.

Al limite del sovversivismo e dell’asocialità (Contorta, Stentata), Verdi ha fronteggiato saldamente e con costanza (forte la sua tenacia, testimoniata dal mantiene il rigo e dalla presenza di Angoli B) le avversità e le ‘irregolarità’ della propria vita mostrando sia di andare oltre le convenzioni dell’epoca, sia di saper tenere la rotta (per quanto difficile) fino in fondo.

Patriota convinto, Verdi rivestì alcune cariche istituzionali (perché il momento era particolarmente innovativo, penso), fu sostenitore dei moti (appunto) del Risorgimento italiano e non a caso pare che il suo nome fosse usato come acronimo per ‘Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia’. Fu preso a simbolo dell’agognata unificazione nazionale in quel periodo di lotta contro l’oppressione straniera.

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Rustico, schietto, integerrimo, leale e ardente, fu anche deputato nel primo Parlamento dell’Italia unita (1861).

Nel lavoro si impegnava al massimo, si aggiornava e lavorava duro (Minuta, mantiene il rigo, Ascendente, Intozzata I modo…), nella seconda parte della sua carriera arrivò a produrre anche un’opera lirica l’anno, buttandone giù la struttura anche in pochi giorni!

Non c’è da stupirsi se, nonostante certi spigoli caratteriali e certe intemperanze, Verdi collezionò importanti e lunghe relazioni affettive (dal sostegno economico e ‘paterno’ del suo mecenate e futuro suocero, Aldo Barezzi, alla dedizione della compagna di una vita, il tenore Giuseppina Strepponi, poi divenuta sua seconda moglie), alla stima del pubblico italiano e internazionale che gli tributò un affetto pari solo a quello per Giacomo Puccini, insieme a lui l’operista (non solo italiano) più rappresentato al mondo (e altro bel caratterino!).

Milano, la sua città d’azione, coprì di paglia le strade vicine alla casa di Verdi morente, perché il rumore degli zoccoli dei cavalli e delle carrozze non lo disturbassero. Il maestro aveva istituito la prima casa di riposo per musicisti, ‘Casa Verdi’, nel 1899. Ancora non sapeva, la città meneghina, che alla sua morte (avvenuta nel 1901) sarebbe divenuta erede di gran parte del suo ingente patrimonio, secondo l’indole di Verdi portata più al fare che al dire…

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‘Casa Verdi’, in Piazza Buonarroti a Milano, fondata da Giuseppe Verdi, dove, dal 1901, dove sono conservate le sue spoglie.

 

Le grafie prodotte per illustrare il post non sono necessariamente quelle utilizzate per la misurazione dei segni della stessa grafia.

By | 2013-10-16T17:56:48+00:00 ottobre 16th, 2013|Eventi, Portfolio|Commenti disabilitati su Giuseppe Verdi (1813-1901): focoso, schivo, riservato, ma integerrimo e generoso.

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