FAQ, per il grafologo la scrittura è un libro aperto?

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FAQ: ancora risposte alle vostre domande.
Simona, un’amica grafica, mi pone due domande, anzi tre. Ecco le prime due …”se per un’esperta come te la grafia sia sempre un libro aperto o se possa essere modificata ad arte per risultare sviante. Ad esempio, una calligrafia impostata con l’esercizio è comunque ricca di spunti quanto una grafia del tutto spontanea?”

Uno dei requisiti fondamentali perché una grafia sia ‘grafologabile’, cioè analizzabile grafologicamente, è proprio che sia spontanea. Cosa significa questo? Che sia tracciata senza costrizioni particolari, tantomeno volontarie, scorra fluida sul foglio.

Finché parliamo di grafie di persone coltivate il concetto è piuttosto chiaro, ma può esserci scrittura grafologicamente ‘spontanea’ anche in caso di elementarietà della conduzione grafica (persona che non ha studiato molto e non ha una elevata abitudine allo scrivere), oppure di persona che è anche molto controllata per sua tendenza, o che nasconde qualcosa di sé, ma come suo tratto personle, per cui la persona è poco spontanea, diremmo, ma la grafia diciamo così è ‘sincera’ (vedi più sotto la firma di Jacqueline Kennedy).

Qui sotto, grafia estremamente evoluta, fuida e spontanea dello scrittore Herman Hesse:

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Quando cerchiamo di cambiare o contraffare la nostra scrittura (anche solo perché ci piace un’altra grafia che stiamo cercando di prendere a modello, come spesso accade nell’adolescenza), inevitabilmente i segni del controllo volontario affioreranno, il più delle volte con rallentamenti  e, l’occhio del grafologo, ma spesso anche quello del genitore o del professore….del giudice…

Nel video che riproduco nel sito si può vedere la grafia del memoriale di Pietro Pacciani, prima condannato poi assolto per gli omicidi del ‘Mostro di Firenze’; un contadino poco alfabetizzato, che mescola corsivo con stampatello e ‘pasticcia’ molto le lettere e la gestione degli spazi. Persona incolta, ma anche ambigua.

Perché dicevo che le grafie controllate rallentano? Se provare a prestare attenzione a ciò che scrivete, sia perché siete emozionati, sia perché state copiando un testo o un’altra grafia, vedrete che la mano tenderà a muoversi in modo più lento, come guardingo, per dare il tempo alla mente di pensare o all’occhio di seguire….

Segni del rallentamento possono essere: ispessimento del tratto, spostamento della pressione (per cui si tende a premere in modo esagerato anche su filetti che altrimenti sarebbero fino o semplicemente ‘aerei’), aumento degli angoli (i tratti e i legamenti curvi si eseguono più rapidamente di quelli angolosi e quando ci si frena e si riparte, generalmente si traccia un angolo), gli spazi (tra lettere e tra parole) non sono più congrui, ma presentano delle irregolarità vistose…..

Quindi per rispondere alla seconda parte della domanda di Simona T., una grafia ‘impostata con l’esercizio’ (il termine mi sembra appropriato, fermo restando che esistono anche grafie ‘impostate’ naturalmente) non offre la stessa ricchezza ricchezza di spunti di una grafia sia spontanea, sia spontaneamente ‘sciolta’.

esempi:

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Sopra, firma di Jacqueline Kennedy, presenta ‘naturalmente’ segni di controllo nell’inclinazione delle lettere, nella pressione e negli ispessimenti delle aste.

Sotto, la firma molto più fluida e spontanea di Marie Curie:

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Quanto alla prima parte della domanda: se la grafia sia sempre per me un ‘libro aperto’, direi, come ho già fatto altrove, che dalla grafia si vede molto, anzi moltissimo delle tendenze e peculiarità (nonché ‘strategie’) di chi scrive, ma fortunatamente non si vede proprio tutto. E si, la grafia può essere modificata ‘ad arte’, ma con esiti più o meno ben riusciti; di solito un buon grafologo è in grado di smascherare chi falsifica o dissimula la propria grafia, per mille motivi; prima di tutto perché ci sono troppi segnali di rigidità (come dicevo sopra) che sicuramente insospettiscono, a meno che non possano essere ragionevolmente giustificati da condizioni fisiche, psicologiche (per esempio stress), quindi considerazioni extragrafiche o altro….

Ogniqualvolta cerchiamo di assumere nuovi tratti, diversi da quanto la nostra mano spontanea vorrebbe, è ben difficile che alcuni di questi (soprattutto i ‘gesti fuggitivi’, vedi Glossario) non riaffiorino qua e là, soprattutto le lo scritto è un pò lungo, tradendo la nostra vera natura.

In caso di perizia su grafie contestate, in particolar modo, è importante disporre di un campione più esteso possibile sia della grafia contestata, sia di quelle di comparazione, in modo da avere sufficiente materiale per verifcarne prima di tutto la congruità interna degli scritti e poi per veder affiorare quei piccoli segni personali cui facevo accenno sopra.

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Spero di aver risposto in modo chiaro e soddisfacente.

In un prossimo post risponderò alla terza domanda di Simona T.: “…mi chiedevo se in futuro i grafologi avranno ancora materiale per le loro indagini, dato che sempre più spesso la scrittura è digitale”.

Valeria

 

By | 2013-02-14T11:44:54+00:00 febbraio 14th, 2013|Eventi, FAQ|Commenti disabilitati su FAQ, per il grafologo la scrittura è un libro aperto?

About the Author:

Nel 1984 mi diplomo presso la Scuola Superiore di Studi Grafologici di Urbino con specializzazione in grafologia peritale sotto la guida del Prof Bruno Vettorazzo. Mi iscrivo all’elenco degli Esperti e periti del Tribunale. Oggi propongo counseling grafologico aziandale-professionale-scolastico per la crescita e il benessere ....a tutte le età.