Camille Claudel: la travolgente castellana umiliata

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Camille Claudel (1864-1943) già da bambina aveva mostrato il proprio fortissimo talento artistico, tanto che il padre, accetta di trasferire la famiglia a Parigi dalla Champagne, e asseconda i suoi studi artistici parigini.

Nella capitale Camille inizia a studiare arte e disegno, ma sarà la scultura il suo vero interesse. A meno di 19 anni, conosce i primi successi come scultrice e incontra Auguste Rodin, già più che quarantenne.

Per anni ne sarà la modella-sbozzatrice, l’ispiratrice, la brillante e talentuosa allieva e poi infine anche l’amante per oltre dieci anni, mentre Rodin ‘tentennerà’ fra lei e la madre di suo figlio, finendo poi per sposare quest’ultima.

Per Camille (la grafia mostra un forte Mantiene il rigo, Triplice larghezza equilibrata, Attaccata, Curva con Angoli A e un po’ di arditezza) la posizione sempre di secondo piano deve essere stata pesante e in parte incomprensibile e umiliante. Rodin che la ricambia, ma non la sostiene perché conflittualmente legato a un’altra donna, offende il suo amor proprio e la sua innegabile dedicazione (Angoli A, Mantiene il rigo, Curva, Accurata, Attaccata, Fluida in un contesto iniziale di quasi ponderatezza).

La grafia di Camille Claudel: il margine di sinistra progressivo (che aumenta), per tutti i riferimenti grafologici vedi Glossario.

Sopra: scultura ‘Danae’, di Auguste Rodin (1885), per la quale Camille Claudel ha (lungamente) posato come modella.

Quando nel 1893 Camille decide di andarsene per la sua strada e lascia Rodin, affronta la miseria e una dura lotta per affermarsi e affermare la sua arte, ma sarà delusa. Produce sculture mirabili per circa trent’anni, anche ispirate al forte sentimento per Rodin, come ‘La valse’ (1889), in cui immortala la sua struggente passione (Curva, Pendente e Ardita) e il suo amor proprio (anche orgoglio) ferito; notare che l’inclinazione del dorso della donna ha un andamento ‘rovesciato’:

Nel 1897 esegue la tumultuosa e travolgente ‘Vague’ (Onda vedi qui sotto)) in cui si legge tutto il suo slancio appassionato e un po’ minaccioso, che non incontrerà mai un Tu adeguato.

La grafia, piuttosto equilibrata di base, soprattutto dal punto di vista di creatività e intelligenza, presenta qualche disomogeneità ed eccesso dinamico nella condotta. Un contesto più rassicurante e accogliente avrebbe però potuto contenerne certi eccessi.

Fiera (Aste rette, Angoli, Ardita) e tenace nel suo orgoglio (Angoli, Mantiene il rigo, Attaccata) riesce a lavorare e sopravvivere (nella miseria per la verità) per altri dieci anni, quando probabilmente cede a una crisi di grave sconforto e il fratello, con la complicità della madre, alla morte del padre affettuoso, la farà rinchiudere in manicomio nell’indifferenza dell’altra sorella bigotta Louise.

Vedendo la grafia di Camille non si evincono segni di perturbamento così gravi da giustificare la decisione, che trova le sue basi probabilmente nella mentalità dell’epoca e nell’incapacità di comprendere, accettare e amare una donna così fuori dagli schemi.

Vedendo ignorato il suo talento (Rodin stesso l’aveva apprezzata e pare che si fosse attribuito alcuni lavori di lei, da alcuni definiti “sculture a quattro mani”), il suo bisogno di contatto umano (Curva, Pendente, Attaccata, pressione Intozzata I e un po’ II modo) la sua indole profondamente solidale e fedele (Mantiene il rigo, Attaccata, Accurata, Fluida), ma anche travolgente (Ardita, un po’ Confusa, con un ritmo sempre più sostenuto), Camille di sente perseguitata, si infuria, distrugge alcune delle sue opere e questi suoi atti saranno il pretesto della famiglia per emarginarla definitivamente.

Una donna ‘artista’, compromessa (o come si diceva un tempo ‘svergognata’), sola (senza protezione ‘onorevole’) e già sulla quarantina (siamo sempre nell’800!) era probabilmente di impiccio al fratello famoso come scrittore, impegnato anche in politica (aveva un incarico diplomatico come ambasciatore).

Purtroppo qualcosa ha davvero vacillato nella struttura di Camille – possiamo immaginare lo ‘stress’, no? – La grafia perde compostezza e si lancia occupando tutto lo spazio i trattini delle t si fanno pesanti come delle mazze (vedi post), il tratto più scuro.

Il temperamento è indubbiamente anch’esso travolgente (come l’Onda) e, di fronte al persistente rifiuto di riconoscimento, il suo dinamismo probabilmente la porta a esprimersi ‘sopra le righe’, con quegli accenti un po’ esagerati e distruttivi delle donne originali, ribelli…e deluse. Da qui a finire (letteralmente) in manicomio…..

Camille Claudel è internata in manicomio nel 1913 (Ville-Evrard), mentre Rodin è ancora vivente. Viene poi trasferita nel 1914 in un altro ospedale psichiatrico, a Montdevergues, vicino ad Avignone (quindi è anche ‘sradicata’), dove muore nel 1943, all’età di 79 anni, disperata da anni perché cosciente del proprio valore e della propria sanità mentale. Fortemente umiliata e emarginata, desiderò sempre di uscire e tornare ‘a casa’ (col parere favorevole dei medici, inascoltato dalla famiglia d’origine), ma senza più scolpire una sola opera. Un doppio ….’delitto’!

Camille Claudel alla fine della sua vita, in manicomio.

Le grafie prodotte per illustrare il post non sono necessariamente quelle utilizzate per la misurazione dei segni della stessa grafia.

By | 2012-11-05T07:43:33+00:00 novembre 5th, 2012|Eventi, Portfolio|Commenti disabilitati su Camille Claudel: la travolgente castellana umiliata

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